Ad ognuno la propria corsa

Ecco finalmente l’articolo che avevo programmato e solo posticipato per fare un rapido resoconto dell’esperienza trascorsa alla We Run Rome. Può sembrare uno di quegli argomenti ad uso esclusivo di chi pratica podismo, ma in realtà offre alcuni spunti interessanti di riflessione.

Come la maggior parte dei corridori alle prime armi, ho iniziato camminando su una pista ciclabile al fine unico di perdere peso. Il pomeriggio, generalmente dopo pranzo, in modo molto saltuario, dedicavo una mezz’oretta, massimo un’ora, alla camminata veloce. La mia forma fisica, soprattutto la mia resistenza muscolare, era pressoché ai minimi termini e anche la sola camminata poteva rivelarsi missione ardua da portare a termine. Ovviamente non prevedevo alcun tempo per quelle attività che all’epoca reputavo amenità come lo stretching o il riscaldamento. E puntualmente il giorno dopo era complicato anche salire in auto. Insomma, muovermi costava fatica e i risultati arrivavano molto lentamente. Così decisi di smettere. Meglio lasciar perdere e dedicarsi ad altro (che non coinvolgesse il movimento fisico).

Per un mese circa non percorsi neanche un metro a piedi e continuai a guardare perplesso coloro che impiegavano il loro tempo libero correndo avanti e indietro tra le vie della città, ad orari e con condizioni meteo spesso improponibili. Erano come degli alieni che avevano invaso pacificamente la Terra alla ricerca disperata di spazi per correre.

Nella vita capitano dei momenti in cui tutto sembra andar storto, dove le tue aspettative non vengono mai confermate, dove sembri perduto e fatichi a individuare un obiettivo. Ecco, questi momenti spesso si trasformano in opportunità. Improvvisamente avevo necessità di sfogare la mia rabbia, il mio risentimento, di ritrovare uno spazio per me stesso lontano dai problemi, di costruire uno scudo contro ciò che mi stava affossando. E così decisi di ritornare su quella pista, questa volta però alternando un km di camminata a un km di corsa. Alternare camminata e corsa mi permetteva di variare e soprattutto di divertirmi di più. Il tempo trascorreva più velocemente e le calorie registrate da Runtastic salivano. Non che sia mai stato un grande fan delle applicazioni smartphone, però il monitorare la mia attività, avere un diario settimanale aiutava a mantenere viva la motivazione.

Il tempo di corsa piano piano soppiantò del tutto il tempo della camminata. Mi ritrovai a correre ininterrottamente per mezz’ora e poi un’ora. Non seguivo alcun piano di allenamento, correvo a sensazione, a volte di più, a volte meno. In questa fase devo dire che è stato importante cominciare a ricercare una letteratura sull’argomento. La corsa è un’attività solitaria, anche se si corre in compagnia, l’atto in sé rimane essenzialmente un confronto con se stessi. Salvo si abbia la disponibilità di un preparatore atletico, anche la comprensione del gesto atletico, dei movimenti da fare prima e dopo la corsa o nei giorni dedicati al riposo sono in gran parte demandati allo studio del singolo. Trovare l’equilibrio tra allenamento e risposta del fisico non è cosa affatto semplice. Non ci sono regole predefinite e non tutte le formule sono applicabili allo stesso modo. Ognuno ha necessità di ricercare la propria dimensione. Spesso si è costretti a fermarsi per un infortunio, capire dove si è sbagliato e riprendere gradualmente. Ovviamente è in questi istanti che la nostra passione viene messa alla prova ed è in questi istanti che dimostriamo la nostra forza di volontà, la nostra dedizione e la nostra perseveranza.

Fondamentale per continuare a correre è stabilire una routine, un piano di autoregolazione, sia per mandare un input costante al nostro corpo, sia perché la nostra mente sia preparata regolarmente al momento dello sforzo.

  • La prima regola che allora mi imposi fu quella di correre sempre allo stesso orario, preferibilmente la mattina presto. Dovevo iniziare la giornata con l’allenamento concluso, sapendo che non ci sarebbe stato alcuna ragione che avesse potuto tenermi lontano dall’asfalto. Correre la mattina presto è necessario in estate, meno in inverno quando le temperature sono rigide, anche se i benefici della corsa all’alba in termini fisici e soprattutto mentali sono impareggiabili.
  • La seconda regola fu quella di fissare sempre un obiettivo realistico da raggiungere nel medio termine, ad esempio la partecipazione ad una gara o il correre un certo numero di km al mese. Senza obiettivi è difficile tracciare una guida ed è difficile cogliere i risultati dei propri sforzi.
  • Terza regola è quella della ricerca di un piano di allenamento. Nel mio caso la scoperta del testo del coach fiorentino Fulvio Massimo “Andiamo a correre” è stata una piacevole sorpresa. All’inizio ho utilizzato piani generici del programma MyAsics o quei piani sviluppati dal programma gratuito Smartcoach del magazine Runner’s World. Non che non siano stati utili, ma il seguire i consigli e le tabelle di Massini mi ha permesso di dare più consistenza al mio allenamento, sia in termini di organizzazione che miglioramenti fisici.
  • Quarta regola è quella di tenere un diario del proprio allenamento o meglio ancora un calendario. Il diario o il calendario permettono di mettere su carta ciò che si sta facendo e soprattutto di focalizzarsi ogni volta sulla sessione successiva.
  • Quinta regola è quella della ricompensa: raggiunto un obiettivo è necessario un periodo di riposo, permettersi uno sgarro dal proprio regime alimentare, dedicarsi ad altre attività, dimenticarsi anche solo per una settimana della corsa.
  • Ultima regola è quella di divertirsi: se non vi state divertendo più perché correre fa male o perché la corsa sta sconvolgendo in maniera irrimediabile i vostri ritmi di vita, è necessario cambiare. È il piano di allenamento che si adatta a voi e non il contrario. La corsa deve essere un’attività complementare che migliori la vostra vita. Faccio un rapido esempio basato sulla mia esperienza: ci sono podisti che corrono 5-6 volte alla settimana o anche tutti i giorni. Di solito si è portati a pensare che maggiore sia il numero di uscite o il numero di km percorsi maggiori i risultati. Il problema è ancora una volta fare i conti con se stessi e il proprio corpo. Da qualche mese ho deciso di correre a giorni alterni, non perché non abbia la motivazione giusta per farlo tutti i giorni, ma semplicemente perché al momento attuale i miei muscoli non recuperano a sufficienza in un tempo inferiore alle 24 ore. Ho provato più volte ad aumentare il numero delle corse facili o di recupero tra una sessione e l’altra, ma invece di recuperare mi infortunavo ogni volta. Cosi nei giorni di riposo preferisco dedicarmi ad esercizi di core stability e rinforzo muscolare. In questi casi è importanti prendere coscienza del problema, accettare anche a malincuore i propri limiti e adattarsi alla situazione.

Queste sono le regole che io mi sono dato, ma scommetto che ogni runner ne avrà delle diverse e magari alcune completamente discordanti da quelle da me indicate. Ma l’importante è creare un proprio schema nel quale trovare dei punti di riferimento. E credo che si tratti di regole che possano applicarsi alla vita di tutti i giorni e con attività che con la corsa non hanno nulla a che fare. La vita è fatta di obiettivi, di fatica, di momenti negativi, di momenti in cui è necessario rialzarsi, di periodi di adattamento e di sfide continue. E la corsa può diventare una palestra eccezionale in tal senso.

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