Running in Trento

Scrivo questo nuovo post dopo molto tempo. Sono stati due mesi impegnativi, in cui ho avuto bisogno di stilare una nuova scaletta delle priorità e capire verso cosa mi stavo muovendo. E alla fine, credo non ci sia modo migliore per sintetizzare questo periodo se non parlando brevemente del luogo e sullo sfondo delle persone che mi hanno accompagnato negli ultimi tempi.

Devo ammettere che qualche mese fa difficilmente avrei creduto di poter essere qui ai piedi di questa montagna (?) a scrivere queste righe. La decisione di trasferirmi a Trento, in questa città così a nord, così diversa dai contesti in cui ero abituato a vivere, non è stata semplice. In realtà, tra me e Trento è in atto un rapporto catulliano del tipo odi et amo. È una città sonnecchiante, tutto troppo organizzato e poco fuori posto, troppo silenziosa anche per chi come me adora il silenzio. Ogni giornata sembra replicare quella precedente, forse anche colpa di questo clima invernale così strano. Nonostante questo, tra me e Lei è nata un’attrazione sottile, un fascino nascosto, come tra due amanti che litigano di giorno e si incontrano di notte.

Oltre al cambio di vita, però, ancora più complicato è stato il confronto con me stesso, riconoscere che le sfide non erano finite e che era ora di rimettersi in gioco, di nuovo.

Trento e soprattutto le persone di Trento mi hanno messo profondamente in discussione. Una discussione che, per certi versi, ha riguardato alcune fondamenta del mio carattere. Ci sono degli incontri nella vita che segnano inevitabilmente il tuo percorso o il tuo modo di essere. Sono arrivato qui pieno di dubbi e perplessità, con un po’ di cose da mettere in ordine che piano, piano, molto lentamente, stanno prendendo il loro posto. Un po’ come quelle corse che incominci con le gambe ingessate, con poca motivazione e convinzione e poi scopri essere rigeneranti. La mia corsa è ancora a metà e il traguardo ancora lontano, eppure guardandomi indietro mi è impossibile rivedere la stessa persona.

Mi piace immaginare la mia vita come un viaggio a tappe, dove da ogni tappa si possa portar via qualcosa. Qualcuno potrebbe anche chiedersi: dopo che si è vissuti a Roma, Maastricht e Vienna, cosa mai potrà rappresentare una città in una piccola provincia autonoma? In realtà è proprio la domanda che all’inizio di questo viaggio mi sono posto io. Eppure, Trento mi ha inaspettatamente ricalibrato sui valori come l’umiltà, il coraggio e il non arrendersi mai, che, probabilmente, avevo messo nel cassetto.

Tutti parlano di umiltà, della necessità di essere umili, ma è estremamente complesso capire davvero cosa voglia dire. Ancora di più se hai la fortuna di vivere in un contesto agiato. Al momento credo che il significato più grande dell’essere umili sia quello di accettare che ci siano persone che ne sanno più di te, da cui poter imparare e prendere spunti per il futuro, ammettere che non ci si può considerare arrivati e vedere ogni arrivo come un successo acquisito, bensì come un nuovo punto di partenza. E questo vale anche per la corsa. Quando ho cominciato a correre sull’Adige credevo di sapere gran parte delle cose che un runner debba sapere, ma mi sbagliavo anche su questo. Più volte mi sono dovuto fermare, ascoltare il mio corpo, rispettare i suoi limiti e ripartire.

Discorso simile per il coraggio. Pensavo che l’abbandonare il proprio luogo di origine rappresentasse il massimo atto di coraggio. Il coraggio più grande, invece, adesso credo sia l’ammettere a se stessi che si è potuto sbagliare, che ciò che credevamo vero ieri è un po’ meno vero oggi, che le scelte che avevamo creduto essere giuste in passato possono diventare meno giuste con il passare del tempo. Anche in questo caso la corsa insieme alle altre cose ha giocato un ruolo importante: qualche volta è bene anche andare in salita ed esplorare strade diverse.

Infine, il non arrendersi mai. Un detto antico dice se cadi, rialzati. In questi mesi più volte sono caduto e più volte sarei potuto rimanere a terra, ma ogni volta mi sono rimesso in piedi, cercando di capire dove avevo sbagliato. E questo è un processo continuo, tuttora in corso. La corsa in questi mesi qui a Trento ha rafforzato il mio tener duro, l’intravedere la possibilità anche laddove sembra impossibile, il credere nell’obiettivo anche se sembra maledettamente lontano nonostante gli sforzi.

Alla fine, potrei sintetizzare dicendo che più le esperienze vengono inaspettate, maggiori sono le opportunità da cogliere. L’importante è, pur rimanendo se stessi con la propria individualità, aprirsi a nuove prospettive e accettare ciò che viene nella maniera più positiva possibile.

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