Se vuoi qualcosa sacrificati!

“Chi dice che è impossibile, non dovrebbe disturbare chi ce la sta facendo”

A distanza di quasi una settimana dalla mia ultima mezza maratona posso cercare di tirare le somme di questa bellissima esperienza vissuta insieme a tanti altri runners approdati a Torino per correre la Santander Half Marathon. Avrei voluto poter correre la Santander già un anno fa, ma la mia voglia di strafare me lo ha impedito. E invece ora sono qui e posso raccontare e scrivere di una gara il cui significato probabilmente va ben oltre i 21km.

Ho deciso di iscrivermi a questa gara qualche mese fa. Dopo la mia prima mezza a Telese Terme avevo voglia di cimentarmi ancora su questa distanza, ma allo stesso tempo andavo alla ricerca di un evento che potesse coniugare lo sport e obiettivi solidaristici. Soprattutto dopo la We Run Rome, dove tutto è ruotato intorno ad attività di sponsorizzazione, l’intenzione era quella di correre non solo per favorire le note multinazionali dello sport, bensì dare un senso diverso al costo sostenuto per l’iscrizione. E devo dire la Santader ha centrato lo scopo.

La Santader si è corsa a Torino il 26 Marzo con partenza da piazza San Carlo e un percorso che si è snodato per le vie più suggestive della città. Molto bello e coinvolgente l’allestimento del Race Village con piccoli spettacoli d’intrattenimento e tanti gadget a disposizione. Se c’è da fare qualche annotazione quella è da rivolgere all’organizzazione dei ristori: poco visibili e acqua non sempre a disposizione, cosa non certamente felice se sei al 15esimo km…

Pur non avendo molto tempo a disposizione, il viaggio a Torino è stata una occasione imperdibile per poter visitare le bellezze del Museo Egizio. A tal proposito, devo dire che la galleria allestita per la valle dei Re è qualcosa di veramente spettacolare. Oltre agli aspetti culturali, non sono mancati quelli culinari visto che mi sono fermato a mangiare la sera prima della gara al St. Martin Pub, pub molto carino con cibo di qualità, e al mitico T-Bone Station dove mi sono rifocillato con mezzo chilo di roastbeef e un’ottima apple crumble.

Tantissimi i diversamente abili che hanno corso questa gara. Devo essere onesto è stata la prima volta che ho potuto gareggiare fianco a fianco con persone non vedenti o trasportati sulla jolette e l’impatto è stato incredibile. Queste persone sono capaci di trasferirti una motivazione e una forza impressionante; in quei momenti quando sei in prossimità del traguardo e senti i muscoli bruciare, le gambe dure come la pietra, il fiato spezzarsi, ti basta guardare questi uomini e queste donne per ritrovare la motivazione necessaria per finire ciò che hai iniziato. Non hai più scuse per rinunciare, tu hai due gambe, due occhi, due braccia e mentre dici di non farcela ci sono quelli che con la sola forza di volontà stanno completando la gara. E magari lo stanno facendo con il sorriso stampato sulle labbra…

Questi pensieri mi hanno attraversato la testa per gran parte del tempo. Avevo un forte dolore all’adduttore destro e fino a qualche giorno prima ero addirittura insicuro di poter partecipare. Ho deciso di stringere i denti e sono fiero di averlo fatto. Il gusto di aver conquistato qualcosa come una medaglia con fatica e sacrificio è ineguagliabile. Non si tratta di retorica o frasi fatte. La corsa come lo sport in generale può diventare una palestra per la vita. Non mi sto riferendo a uno sport fine a se stesso, basato sulla sola idea di voler apparire migliori allo specchio, ma a uno sport che può contribuire a migliorare la nostra percezione di quello che ci sta attorno.

Parlo di questo poiché l’allenamento per questa gara è stato pieno di ostacoli. Alla fine del mese di Gennaio una brutta influenza e l’assunzione di antibiotici mi hanno tagliato le gambe. Ho impiegato altre 2-3 settimane per recuperare. Questo mi ha imposto di concentrare l’allenamento in 8 settimane in cui ho corso circa 340 km. Non ho mai raggiunto tale chilometraggio e il mio fisico e la mia mente ne hanno risentito. Ho dovuto spesso correre la sera tardi dopo giornate pesanti trascorse in un’aula chiuso davanti ad un pc, ho dovuto correre con la neve, sotto un temporale, con raffiche di vento contrarie, ho dovuto correre semplicemente quando avrei preferito stare sdraiato sul letto. Eppure non ho mai mollato. Sapevo di aver un obiettivo e sapevo che senza sacrifici non lo avrei mai realizzato. Sono arrivato a una settimana prima della gara che ero completamente cotto. A quel punto ho deciso di ridurre i km e di cercare di rilassarmi, concentrarmi su me stesso e le mie sensazioni.

Cerco sempre di trarre qualcosa da ogni esperienza fatta. Quest’ultima mi ha ricordato che, salvo hai a disposizione risorse soprannaturali, nella vita non puoi raccogliere nulla se non attraverso il sacrificio e la costanza. Se pensi che le cose siano semplici, o che possano arrivare semplicemente rimanendo in attesa, probabilmente non realizzerai nulla di buono. Se credi che non dovrai rinunciare a qualcosa, anche alle cose più banali, come una birra con gli amici, una serata al cinema, l’evitare di mangiare junk food, qualche ora di sonno in più, quasi sicuramente non ci tieni abbastanza.

Inoltre, è essenziale circondarsi di persone che ti appoggino in quello che stai facendo. Albert Einstein scriveva che chi dice che è impossibile, non dovrebbe disturbare chi ce la sta facendo. Quando ho cominciato a correre non so quanti falsi amici mi hanno ripetuto che mi sarei stancato, avrei mollato, che come al solito sarebbe stata un’attività temporanea, che non avevo il fisico adatto per correre, che le scarpe e l’orologio da running erano inutili. Per questo motivo mi sento di dedicare questa mia corsa a chi c’è sempre stato, a chi mi ha sempre sostenuto anche quando avrei voluto mollare. A chi mi ha detto di continuare e che alla fine ce l’avrei fatta. E poi voglio dedicarla a quel ragazzo sulla jolette di cui non saprò mai il nome che mi ha ricordato quanto sono fortunato…

7 pensieri riguardo “Se vuoi qualcosa sacrificati!”

  1. Complimenti per la corsa e lo spirito con cui l’hai affrontata.
    Ti ringrazio perché mi hai dato spunto per un post sull’aspetto “sacrificale” dello sport.
    In bocca al lupo per la prossima.

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