Quanto è importante cambiare?

È una domanda in cui più volte mi sono imbattuto. Una domanda che si declina a sua volta in una serie di interrogativi potenzialmente interminabili. Quanto è importante seguire nuovi orizzonti? Quanto è importante sfidare se stessi? Quanto è importante conoscere nuovi contesti? E potrei stare qui ad aggiungerne altri all’infinito.

La parola cambiamento di per sé non vuol dire niente, ciò che è rilevante è la nostra propensione ad assorbire il cambiamento e a mettere in discussione le vecchie abitudini. È un processo complicato che richiede tempo, molto spesso anni e in alcuni casi non giunge nemmeno al compimento. Non voglio dare un’accezione positivistica del cambiamento. A volte, cambiare significa anche sbagliare, incorrere in errori. Il cambiamento è semplicemente una misura della nostra capacità di adattamento. E come in tutte le cose ci sono persone che si adattano meglio e persone che si adattano peggio o per nulla.

Anche in questo caso il running mi ha aiutato a riflettere su alcuni aspetti che probabilmente avrei continuato a tralasciare. Un esempio potrà aiutarvi a comprendere ciò che intendo. Qualche giorno fa mi stavo allenando come al solito sulla pista ciclabile dell’Adige. Non ricordo esattamente, ma penso stessi completando una temporun o un medio. Alla fine della corsa ho avvertito un senso di insoddisfazione: non ero stanco, non sentivo i muscoli affaticati, non avevo quel senso di sfinimento che dopo una corsa sarebbe normale avere, insomma era come se non mi fossi allenato. In una sola parola: il mio corpo si era abituato a quel percorso e a quello stimolo. Era chiaro che se avessi continuato a impostare il mio allenamento settimanale in questo modo difficilmente avrei continuato a percepire dei risultati. Ed in questo contesto che si inserisce il cambiamento. Avevo bisogno di cambiare, di inserire qualcosa di nuovo a cui il mio corpo non era abituato. Qualcosa di inaspettato. Uno shock. Ora i modi per fare questo sono molteplici: si riducono i km a seduta e si aumenta l’intensità, si inseriscono variazioni di ritmo in una corsa facile, si aumentano i km, si cambia il percorso di allenamento, si pratica del cross-training e così via.

Ciò che sto cercando di dirvi è: non possiamo pensare di migliorarci o di conoscere di più senza cambiamento. Anche l’errore rappresenta un’opportunità. Se non commettessimo errori non sapremmo mai distinguere cosa è sbagliato o cosa è giusto per noi in quel determinato istante. Se rimanessimo fermi sempre nello stesso luogo, con le stesse persone, percorrendo ogni giorno la stessa strada, attaccati come piovre alla nostra quotidianità, non potremmo mai scoprire le nostre reali capacità, sin dove possono spingersi i nostri limiti. Se decidessimo ogni giorno di non rischiare per paura di cosa c’è dell’altra parte probabilmente escluderemmo un’infinità di combinazioni che potrebbero migliorare la nostra vita o comunque insegnarci di più.

Le persone che decidono di non rischiare e che poi pretendono di dare insegnamenti semplicemente non sono credibili. Inevitabilmente una persona che rischia ne sa di più. Nel suo rischio, anche se irrazionale o apparentemente stupido, si cela della conoscenza e dell’esperienza. Mi riferisco a rischi nello sport, sul lavoro, in un progetto di ricerca, nelle nostre relazioni di tutti i giorni. Altro esempio: a novembre quando mi sono trasferito in una nuova città per cominciare un nuovo percorso di vita ero spaventato, nervoso. Alcune persone mi hanno messo di fronte a delle verità che per molto tempo avevo cercato di ignorare. Credevo di aver fatto un passo indietro rispetto al passato. Anche il mio allenamento ne ha risentito. Ho sfogato parte di questa mia ansia sulla corsa e mi sono infortunato. In quell’istante tutto sembrava grigio e ciò che stavo facendo aveva scarso significato. Ora a distanza di qualche mese posso dire che se non fossi partito, se non avessi conosciuto nuove persone o avessi abbandonato le mie vecchie abitudini non avrei mai raggiunto quei piccoli ma significativi cambiamenti che hanno influenzato in positivo la mia vita. Ho rischiato, mi sono infortunato, ho incassato il colpo, ho capito cosa c’era che non andava, ho cercato di correggere quello che poteva essere corretto e sono migliorato. Questo significa che domani non commetterò nuovi errori? Sicuramente ce ne saranno altri che mi aspettano dietro la porta, ma senza questi errori non sarei mai spronato a riflettere su me stesso e ad andare avanti.

Chi rischia, chi viaggia, chi si mette in discussione ha inevitabilmente una marcia in più rispetto agli altri. Chi non si accontenta di vivere per sempre nel suo loculo sicuro raggiunge una ricchezza e un valore che chi rimane fermo mai potrà apprezzare. Cambiare significa essere più coraggiosi degli altri. Cambiare significa distinguersi dalla massa. E non deve trattarsi necessariamente di un cambiamento importante. Per tornare al running, anche il solo scegliere di alzarsi dal divano e percorrere un km ogni giorno rappresenta un atto di coraggio rispetto a chi sceglie di non farlo.

1 commento su “Quanto è importante cambiare?”

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